L’analisi “KEY”
I fattori chiave per le aziende che vogliono il successo
L’analisi e la costruzione dei fattori KEY sono lo strumento attraverso il quale si rende veramente ecologica la relazione tra le risorse umane e l’ambiente azienda.
Diciamo subito che KEY è un acronimo ma è anche il termine inglese che meglio indica in concreto cosa stiamo facendo: parliamo ovviamente di una “chiave”. Perchè la definiamo tale? Perchè come vedremo in questo capitolo la traduzione concreta di tutte le componenti precedentemente individuate come fattori funzionali al raggiungimento degli obiettivi del progetto e al mantenimento della loro stabilità nel tempo, passano attraverso la creazione di un substrato motivazionale che faccia da elemento coesivo.
Questa necessità di rendere coeso tutto l’insieme delle azioni intraprese passa necessariamente attraverso l’instaurazione di un ambiente percepito come ecologico dalle persone dell’azienda. Eccone gli elementi validi per tutte le risorse impiegate nel progetto:
KNOWLEDGE - CONOSCENZA
EXPERIENCE - ESPERIENZA
YOURSELF - TE STESSO
Parlando di conoscenza (knowledge), intendiamo riferirci a tutto il bagaglio di elementi conoscitivi che vengono a costituire le competenze proprie delle persone e delle aziende, rapportate al loro ruolo e alla loro funzione ma anche al loro essere parte del mondo in cui esprimono se stesse e con il quale interagiscono.
I presupposti della conoscenza sono pertanto riferiti a quanto già è ritrovabile e rintracciabile in seno alle persone e quindi ad esse appartenente, e a quanto è comunque possibile prevedere di implementare attraverso un processo formativo di apprendimento condiviso. È infatti la condivisione che determina l’aspetto esperienziale (experience) di questo processo, rendendo questo fattore l’elemento qualificante dei risultati ottenibili. Possiamo qui prevedere, oltre ad esperienze da far vivere in prima persona e che definiamo come “associate”, anche ad esperienze che possono essere mediate da altri e che definiamo come “dissociate”. Queste ultime per essere ritenute “valide per se stessi” devono essere portate in evidenza e raccontate da altre persone che il soggetto ritiene validamente “fonti attendibili” e che sono quindi in grado di far accettare e condividere l’esperienza mediata in tale modo. I termini “associata” e “dissociata” si riferiscono appunto a come l’esperienza sia stata vissuta direttamente dal soggetto o indirettamente per interposta persona, ma, in entrambi i casi, sia stata in grado di produrre un cambiamento nella persona. È al concetto di esperienza soggettiva che intendiamo riferirci quando parliamo del terzo fattore, cioè di te (se) stesso (yourself). Comunque venga acquisito o implementato il processo di conoscenza e attraverso quali percorsi esperienziali venga condiviso piuttosto che rifiutato, il risultato di tutto ciò resta pur sempre un’esperienza soggettiva che viene percepita in modo del tutto unico e personale.
Ad esempio, quante volte ci capita di trovarci da un cliente o con un’altra persona ed affrontare senza ansia alcuna una situazione apparentemente problematica basandoci sulle nostre conoscenze (competenze e abilità) e sull’intima convinzione di essere in grado di superare l’ostacolo che abbiamo di fronte senza problemi; basandoci sul nostro vissuto di esperienze analoghe affrontate e risolte con successo. E non vi è mai capitato di trovarvi in una situazione problematica per voi nuova, o ritenuta tale, e ricordarvi all’improvviso di come un episodio simile vi sia stato raccontato da una persona che voi stimate e della quale vi fidate e che vi ha indicato come lui l’aveva affrontato e risolto? Bene, in questo caso noi facciamo ricorso ad esperienze di successo mediate da altri. È chiaro che la strada che percorreremo sarà la “nostra” strada, nel senso che l’esperienza che abbiamo condiviso in “dissociato” è diventata la nostra esperienza soggettiva e quella abbiamo utilizzato per affrontare la situazione problematica che avevamo davanti a noi. Siamo noi la risorsa per noi stessi, quando siamo aperti al cambiamento, a provare nuove strade allargando le nostre conoscenze.
Tenendo conto di queste osservazioni l’analisi KEY diventa uno strumento potente di efficacia e di stabilizzazione del modello S.J.S.
Sappiamo che tutte le azioni progettate devono essere attuate con la finalità di raggiungere il massimo delle potenzialità esprimibili dalla struttura aziendale nel suo complesso senza intervenire sui cosiddetti costi fissi, pertanto l’attenzione all’ecologia delle persone diventa un investimento che produrrà risultati nel tempo per l’azienda e soddisfazione per le persone che ne fanno parte. Si tratta quindi di coinvolgere le persone sin dall’inizio del progetto, mettendo in atto quello che abbiamo definito come team marketing nell’intento di rendere l’azienda quella che i collaboratori effettivamente sceglierebbero per lavorarci. Ciò che abbiamo a disposizione per mettere in pratica nel modo più ecologico tutto il progetto è ben rappresentato dai tre punti “chiave” dell’analisi e da come la formazione delle persone sarà messa in atto. Di cosa disponiamo in effetti se non di conoscenze da condividere, di esperienze da proporre, e… di noi stessi.
E quando parliamo di noi stessi intendiamo riferirci a noi come individui che pensano, fanno congetture, hanno aspirazioni, fanno delle scelte, da soli con se stessi; e anche a noi come individui che operano lo stesso tipo di attività però rivolti verso l’esterno, quindi in relazione con gli altri e costituendo nel complesso l’immagine totale che avremo dell’azienda.
La qualità delle dinamiche di gruppo che si instaurano all’interno dell’organizzazione sono alla base della qualità dei risultati ottenibili.
Abbiamo già detto come sia più difficoltosa la misurazione di ciò che sappiamo essere intangibile. A questo proposito è necessario attivare dei cosiddetti “cicli brevi” di feedback che consentono di monitorare in modo continuo i tre fattori che costituiscono l’analisi KEY.
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